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La
pittura di Valentina Crivelli deve essere scissa in tre
momenti d’osservazione: la scelta dei soggetti, del
cromatismo, e della modalità tecnica di procedere per
campiture grafiche, accostate perfettamente fra loro.
I soggetti sono assolutamente contemporanei: passeggeri di
treni e metropolitane, figure di bambini e adulti, tra cui
anche alcuni ritratti ed autoritratti, colti in momenti e
movimenti spontanei e quotidiani. Nei soggetti della
Crivelli non c’è raffinata esaltazione di contemplazione
naturalistica, bensì una disincantata resa documentaristica
della nostra realtà del vivere quotidiano. Sono quadri che
fanno pensare. La Crivelli utilizza particolari tagli
prospettici, che fanno ricordare quelli introdotti ex novo
da Degas, quando la fotografia era ancora un’invenzione
giovane e stava preparando quella rivoluzione che dopo breve
tempo porterà alle Avanguardie. Nella pittura della Crivelli
si cela la profonda essenza dell’uomo, la partenza ed il
destino di un viaggio che sfida l’ignoto per addentrarsi
nelle regioni insondabili dell’inconscio. La pittrice pone
sempre e comunque l’essere umano al centro di ogni azione,
di ogni ombra, di ogni tono che risultano di particolare
intensità perché scaturite da un’esperienza immediata. Il
cromatismo è decisamente personale: rigidamente ed
esclusivamente basato sui toni del grigio, ma, nello stesso
tempo, con istintiva e sapiente precisione pittorica, la
nostra artista sa sempre calcolare il peso della luce nelle
varie campiture, rivelando la consistenza del ritmo,
affidata al colore stesso che diventa segno. I timbri sono
esatti: ogni vibrazione cromatica ha un valore preciso. Il
grigio è un
colore comune in
natura. In base alla luce presente, l'occhio umano può
riconoscere lo stesso oggetto come grigio o come di un altro
colore, ed è in grado di distinguere nettamente in media 16
livelli di grigio. Il grigio è l’unico colore complementare
di se stesso. Nell'ambito pittorico, la creazione del colore
grigio è stato per secoli sottoposto a teorie e a
sperimentazioni. La concezione classica considera il grigio
come un bianco sporco, quindi ottenuto aggiungendo al
bianco quantità
variabili di
nero. Tuttavia,
esistono altri metodi per ottenere il grigio: è il caso del
grigio neutro, ottenuto mescolando in quantità uguali i tre
colori primari (blu,
rosso e
giallo). L'utilizzo
di questo grigio "speciale" permette di scurire un colore
simulando l'ombra naturale molto più efficacemente di quanto
potrebbe fare il nero. Fin troppo facile, però, nella
pittura della Crivelli, chiamare in causa la fotografia. Ci
sono ombre che inclinano verso l’oscurità, altre, più
rassicuranti, che portano luce. La Crivelli ne utilizza
entrambi i tipi, in tutti i suoi soggetti, che mai si
possono dire positivi e sereni, bensì, densi delle
problematiche del nostro tempo, che la nostra artista
riesce a fare icona utilizzando, senza problema alcuno, la
monocromia ed il non colore. Possiamo allora sostenere, in
tutta sincerità, di sentirci misteriosamente partecipi al
macrocosmo generato dalla Crivelli, anche noi ci accorgiamo
come ne sia sempre più evidente la carica espressiva ed il
potenziale inventivo, come accanto alla nostra artista
possiamo partecipare alle situazioni ed ai significati
esperienziali di quella simmetria e di quell'equilibrio
costituenti lo schema costante delle sue opere.
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La
maestria della tecnica pittorica di Valentina Crivelli
confonde facilmente la tela con la fotografia. Ad un primo
livello di lettura è facile fermarsi ad ammirare queste
bambine, rese con impressionante capacità. Le piccole
protagoniste sono ritratte mentre ascoltano la stessa fiaba.
Ma la Crivelli non dipinge bambine bensì l’animo stesso
della donna, che, in fieri, è contenuto in ogni fanciulla,
dalla nascita.
È superfluo sottolineare la tristezza che traspare dagli
sguardi: anche dove viene accennato un sorriso, questo è
stanco e disilluso. Queste tele sono sì caratterizzate da
amore per il reale ma le opere non sono certo fine a se
stessa, bensì appartengono ad un contesto psicologico e
psicoanalitico decisamente più ampio: non sono decorazioni,
ma racconti, non sono statici ritratti, ma opere legate ad
un preciso filo narrativo di junghiana memoria.
Ed è l’approfondimento psicologico che dona all’opera della
Crivelli la libertà indispensabile di rendere ciò che
altrimenti resterebbe solamente rappresentato e giammai
espresso. Pare quasi di vedere uno scultore togliere pezzi e
pezzi di materia per giungere alfine all’immagine: il segno
forte, quasi violento nella rigida divisione del riassunto
delle campiture cromatiche, divenuto oramai l'inconfondibile
cifra artistica dell'artista.
E allo spettatore si richiede la stessa energia per
raggiungere il nucleo del lavoro, la capacità di lasciare
libere le proprie emozioni e non fermarsi alla semplice
lettura della bellezza dell'immagine.
Eliana Frontini
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