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  CRITICA     PROF. ALBERTO CECCHI  
 
 
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    Valentina spalma sulla tela figure post digitali. Osservare un'opera dell'artista ci apre un orizzonte nuovo, post dimensionale interattivo, seppur analogico, ontologicamente avanti. Le figure riposano smaterializzate in attesa di essere osservate e, attraverso l'occhio, ricomposte. I soggetti sono sorpresi da una osservatrice privilegiata in grado di tradurre (come si traducono i carcerati) uno squarcio figurativo sorprendente. Le opere dell'artista hanno un'ottica ma non un'estetica perchè chi le guarda compie un'azione dromoscopica. L'osservazione dello spettatore è vettoriale, cibernetica: più ci si avvicina al quadro, più ci si allontana dalla realtà. L'osservazione da lontano, d'altro canto, produce un distacco insanabile, una finzione emozionante: l'emozione di trovare conferma che non c'è nulla di vero oltre l'osservazione. Le opere che affermano il contrario mentono. Osservatele.
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I computer memorizzano dati. E fanno il proprio lavoro egregiamente: memorizzano le informazioni e non le dimenticano. Inizializzate un disco rigido e poi provate a recuperare le informazioni che vi erano contenute prima. Scoprirete che quando il computer vi dice di avere cancellato un file, in realtà vi sta mentendo come un bambino che si vergogna di dire la verità. Il computer riesce solo a memorizzare: per cancellare scrive nuove informazioni sopra alle vecchie. Ora, analizziamo il computer multimediale di Valentina Crivelli e cerchiamo le informazioni al suo interno. Troviamo strati successivi di memorizzazioni: lettere, immagini, suoni, odori, emozioni. Valentina scopre che il computer le ha mentito per anni: al suo interno sono presenti infinite informazioni che credeva (sperava?) perse. Ma il computer non cancella: al massimo nasconde oppure mescola. Il computer non si comporta in modo troppo diverso dalla nostra mente, e il motivo non è mistico o scientifico ma estremamente banale: vive con noi ed è gestito, programmato, usato da noi. Ecco allora che da questa assenza di confine tra il dentro e il fuori, emergono i rescue: il computer ha comunque in memoria ciò che abbiamo voluto cancellare e prima o poi ci riconsegna ciò che non ci serve e ci sottrae ciò che ci sembra molto importante. Può sembrare ingiusto, ma così funziona. Per questo, guardando stupiti i rescue di Valentina, riscopriamo i nostri e realizziamo che la memoria che credevamo persa è scomparsa solo in apparenza. Illuminante verità contemporanea.

Prof. Alberto Cecchi,  
Università di Perugia

 
 
 
 
 
 

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