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Valentina spalma sulla tela figure post digitali. Osservare
un'opera dell'artista ci apre un orizzonte nuovo,
post dimensionale interattivo, seppur analogico,
ontologicamente avanti.
Le figure riposano smaterializzate
in attesa di essere osservate e, attraverso l'occhio,
ricomposte. I soggetti sono sorpresi da una osservatrice
privilegiata in grado di tradurre (come si traducono i
carcerati) uno squarcio figurativo sorprendente. Le opere
dell'artista hanno un'ottica ma non un'estetica perchè chi
le guarda compie un'azione dromoscopica. L'osservazione
dello spettatore è vettoriale, cibernetica: più ci si
avvicina al quadro, più ci si allontana dalla realtà.
L'osservazione da lontano, d'altro canto, produce un
distacco insanabile, una finzione emozionante: l'emozione di
trovare conferma che non c'è nulla di vero oltre
l'osservazione. Le opere che affermano il contrario mentono.
Osservatele.
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I
computer memorizzano dati. E fanno il proprio lavoro
egregiamente: memorizzano le informazioni e non le
dimenticano. Inizializzate un disco rigido e poi provate a
recuperare le informazioni che vi erano contenute prima.
Scoprirete che quando il computer vi dice di avere
cancellato un file, in realtà vi sta mentendo come un
bambino che si vergogna di dire la verità. Il computer
riesce solo a memorizzare: per cancellare scrive nuove
informazioni sopra alle vecchie. Ora, analizziamo il
computer multimediale di Valentina Crivelli e cerchiamo le
informazioni al suo interno. Troviamo strati successivi di
memorizzazioni: lettere, immagini, suoni, odori, emozioni.
Valentina scopre che il computer le ha mentito per anni: al
suo interno sono presenti infinite informazioni che credeva
(sperava?) perse. Ma il computer non cancella: al massimo
nasconde oppure mescola. Il computer non si comporta in modo
troppo diverso dalla nostra mente, e il motivo non è mistico
o scientifico ma estremamente banale: vive con noi ed è
gestito, programmato, usato da noi. Ecco allora che da
questa assenza di confine tra il dentro e il fuori, emergono
i rescue: il computer ha comunque in memoria ciò che abbiamo
voluto cancellare e prima o poi ci riconsegna ciò che non ci
serve e ci sottrae ciò che ci sembra molto importante. Può
sembrare ingiusto, ma così funziona. Per questo, guardando
stupiti i rescue di Valentina, riscopriamo i nostri e
realizziamo che la memoria che credevamo persa è scomparsa
solo in apparenza. Illuminante verità contemporanea.
Prof. Alberto Cecchi, Università
di Perugia |
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